gio
28
gen
2010
IL CANONE TELEVISIVO Di Augusto Monda
Dal 1954 ad oggi gli italiani sono costretti a pagare una “somma” per il possesso di apparecchi riceventi radio-televisivi. Questa somma, conosciuta anche come CANONE TV, inizialmente aveva un costo di 12.550 ( per comodità di calcolo diciamo 6,48 €!). A tutto quest’anno 2010 ,valendo 109 €, si è registrato un incremento percentuale del 1.680 %. Beneficiaria della somma è la RAI-Radio Televisione Italiana S.p.A.. Esiste un pluriennale dibattito giuridico (costellato anche da inviti a non pagare!) che non ha chiarito se questa somma sia una “tassa” oppure una “imposta”. Insomma sia-mo alla solita “frittata all’italiana” e alla solita legge degli anni trenta (radiodiffusione!) ammo-dernata! Se questa in parola è una tassa, l’Ente percepente deve effettuare una controprestazione di “comune interesse” per tutti i contribuenti ( e quindi molti programmi a sfondo politico di parte dovrebbero essere vietati!); se invece è una imposta, il ricco dovrebbe pagare più del povero ed il canone dovrebbe essere agganciato alle capacità contributive dei singoli. In più v’è la questione della RAI, divenuta Spa, che gode di una normativa un tempo riservata alla RAI-Ente pubblico e per di più elevata a partner dall’Agenzia delle Entrate con possibilità di accesso ai dati sensibili di tutti i cittadini italiani e non ai soli possessori delle riceventi radio-tv come sarebbe logico. Perciò, è sacrosanto che il cittadino si ponga un certo numero di domande ed attenda chiarimenti.
In Europa, in 4 nazioni le TV pubbliche percepiscono solo il canone (Norvegia-241;Finlandia 224; Svezia 131; Francia 116) . In altre sei nazioni c’è la formula mista del Canone + Raccolta pub-blicitaria ( Svizzera 311+ P; Austria 264+ P; Germania 216 + P; Regno Unito 148 + P; Irlanda 160 + P; Italia 107 + P.) In Spagna solo sostegno governativo.(Dati riferiti al 2009). Pertanto il panorama della contribuzione TV è molto variegato, seppure la formula Canone + Raccolta pubbli-citaria pare sia quella preferita.
Qui da noi in effetti vige il più basso canone di contribuzione e ci sono diverse imprese private che effettuano trasmissioni. Le più note sono quelle di Mediaset ma accanto a questi colossi esistono anche moltissime realtà poco conosciute alla massa. Ora, una norma non scritta di giustizia sociale vorrebbe che tutti questi lavoratori ( e imprenditori!) del settore fossero posti sullo stesso piano produttivo nei limiti delle loro singole capacità. In effetti se tutti i produttori raccolgono a piene mani pubblicità e con tali introiti sbarcano il lunario ( talvolta con risultati più soddisfacenti di quelli della cosiddetta “rete nazionale pubblica”!) perchè la RAI Spa non è posta allo stesso livello? Il problema potrebbe risolversi con provvedimenti drastici: o raccolta pubblicitaria o incame-ramento del canone TV. Oppure si potrebbe lasciare a tutti la possibilità di raccogliere pubblicità e per quanto riguarda il canone lo si potrebbe suddividere in parti eque tra tutti gli operatori di questo settore produttivo nazionale che a tutt’oggi impiega più di 100.000 lavoratori tra dipendenti e collaboratori esterni. Come ultima considerazione e per tornare AL NOSTRO MESTIERE che è la difesa dei cittadini dal disagio sociale, il CAD sollecita i legislatori a definire il Canone TV come una “imposta”. Quindi stabilito un importo-tetto necessario alla sopravvivenza del settore, lo si divida in maniera di equa ripartizione tra i cittadini più o meno abbienti attraverso il 740 o altri strumenti fiscali. Ma vi pare il caso che un cittadino percepente 500/600 € mensili debba pagare tanto quanto chi introita somme da capogiro (10.000 o più €)? NON VIVIAMO MICA IN UNA REPUBBLICA DELLE BANANE!!!
Di ciò se ne può discutere, attraverso la redazione di METROPOLIS o telefonando al numero telefonico CAD 345983797
Ufficio Stampa e Comunicazione
Del CAD Regionale del F. V.G.
