COME DARE ENERGIA SOCIALE ALL’ENERGIA

 

 

Prima di analizzare i principi su cui si basa la nostra proposta progetto legata all’Energia, è opportuno ricordare che l’obiettivo preminente che ci prefissiamo è quello di come poter garantire economicamente uno step sociale di servizi a tutti nell’ottica di una politica integrata di prodotto dedicata per l’appunto ai servizi primari.

Esempi di tale filosofia ce ne sono stati nel recente passato, ricordiamo quello dell’azienda pubblica romana Acea che, negli anni ’50, socializzò i grandi utili della parte elettrica assorbendo l’asset idrico.

Ciò consentì che la risorsa idrica non veniva fatta pagare a consumo, ma veniva caricata una piccola imposta comunale uguale per tutti. Sempre con gli stessi ricavi furono realizzate infrastrutture acquedottistiche che ancora la città ne gode, senza che lo Stato avesse messo una bene amata LIRA.

Per dare contenuti al progetto dovremo capire quale carico sociale si dovrà affrontare, quindi dobbiamo volumizzare, oggi, il fabBISOGNO irrinunciabile di ogni persona in termini di servizi, ossia lo step sociale, pensiamo debba essere formato da una sufficiente quantità d’acqua (pensiamo da 23 a 46 mc. trimestrali), da una fornitura minima di elettricità, da una di gas e dalla possibilità di poter comunicare con un telefonino dotato di una fornitura minima che consenta oltre che a ricevere, anche a fare un minimo di traffico.

Con la possibilità di conciliare questo gradino sociale con i diversi utili si potranno tradurre ogni iniziativa di mercato tramite pertinenti piani finanziari.

Chiarita la filosofia del pensiero, venendo all’Energia distinguiamo le problematiche rispetto alla Macro o Micro produzione energetica, tenendo in debito conto che complessivamente dovranno rispondere al fabbisogno nazionale maggiorato dalla dotazione utile per programmare sviluppo e crescita.

Per la Macro, considerato che la possibilità di sviluppare nucleare, tanto cara ai nostri cugini francesi, è tramontata dopo il Referendum plebiscitario, dovremo considerare con maggiore attenzione impianti a gas combinato, riconsiderare il petrolio, ritornare ai grandi impianti idro-elettrici e lì dove è possibile realizzare centrali rinnovabili ad impatto ambientale sostenibile: parchi eolici e/o fotovoltaici.

Questa programmazione potrà consentire un minore acquisto di energia sul mercato, essendo noi privi di materie prime di natura fossile, quindi ove possibile preferire le rinnovabili anche cucendo su queste Piani Energetici massicci implementando la micro-produzione autonomizzata.

Infatti più tolgo alla macroproduzione esigenze energivore che vengono assorbite dalla micro, più avrò traguardato e minimizzato il livello di dipendenza dell’acquisto energetico.

Il sogno sarebbe quello di liberarsi di ogni bolletta e produrre in proprio il fabbisogno immettendo in rete il surplus. Ne guadagneremmo in termini industriali e in qualità di vita, intesa come serenità, è da troppo tempo che con l’utilizzo improprio delle bollette le aziende erogatrici “indispettiscono” gli utenti e creano disagi inaccettabili. La scomparsa del modello sociale di come affrontare le morosità all’interno di aziende a vocazione pubblica ha determinato un disagio ai consumatori che non sanno più come difendersi: prima non era permessa la cessione dei crediti relativi a morosità.

Quindi adoperiamoci per sviluppare tanti impianti sociali rinnovabili eolici, solari, idrici (utilizzando la prevalenza di rete), geotermici con livelli di produzione che permettano il soddisfacimento dei bisogni dei nuclei familiari.

A queste iniziative dovrebbe essere riconosciuto un incentivo particolare grazie al quale si premia chi ha contribuito a ridurre significativamente la dipendenza energetica, oltre che ha recuperare CO2.

A tal proposito pensiamo sia opportuno ipotizzare la nascita di un’ unica Authority dei Servizi Primari che accorpi tutte le forme di energie per disciplinare e regolare la materia nell’insieme su esposto, cercando di armonizzare quadri legislativi molte volte diversi e non conciliabili tra Stato e Regione, recuperando l’attuale confusione, vedi modelli ACE ( Attestato Certificazione Energetica ) dove sono previste due vie sulle modalità di come produrre la relativa documentazione e, vieppiù, riducendo spese e appannaggi.

Inviterò il nostro Dipartimento apposito per sviluppare forme di cooperativismo energetico e a creare Progetti Energetici Sociali indirizzati alle categorie protette,

quali Case di Riposo, Centri Anziani, Centri di Accoglienza, Centri Recupero Sociale.

 

Roma, 08.12.2011

 

Nome: SANDRO SCARFINI

 

Indirizzo e-mail: organizzazione@cadsociale.com

 

Messaggio: Mi sembrano idee innovative con sacrosante rivendicazioni etiche sul passato che rispettava

 

veramente il sociale quale primo impatto di rispetto per ogni iniziativa.

 

E, nel qual caso, trattandosi di come meglio gestire servizi pubblici primari.

 

qualche rivedimento a riguardo, penso sia opportuno e indispensabile.

 

 

 

Sandro Scarfini

Nome: Angelo Granati

 

Indirizzo e-mail: agmps@yahoo.com

 

Messaggio: Buongiorno Presidente molto interessante questo tuo intervento. In particolare é interessante la conclusione con l'espressione della volontà di promuovere forme di cooperativismo energetico e creare Progetti Energetici Sociali indirizzati alle categorie protette,

 

quali Case di Riposo, Centri Anziani, Centri di Accoglienza, Centri Recupero Sociale.

 

Personalmente aggiungerei che in queste realtà sarebbe anche opportuno monitorare eventuali possibili sprechi.

 

In sostanza prima di intervenire sul modello energetico di una qualsiasi realtà sarebbe utile fare un check-up energetico di quella realtà e proporre poi degli interventi atti ad eliminare gli sprechi e a razionalizzare i consumi. Poi su queste basi provare a rendere la struttura il più autosufficiente possibile, magari installando sistemi di produzione di energia rinnovabile.

 

 

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