socialAMBIENTE
A Durban, in Sudafrica, dopo 12 giorni di chiacchiere globalizzate tra 194 Paesi e 200 Commissioni, per trovare un accordo da rispettare a difesa del clima e del surriscaldamento, da sempre addebitato al biossido di azoto, per evitare un sonoro fallimento i media hanno comunicato la notizia del raggiungimento di un “accordo imperfetto”, ma sostanzialmente si è ripetuto il fallimento di Copenaghen, mettendo ancora una volta in risalto l’incapacità dell’Onu a comporre vertici risolutivi e decisionali, la proposta di Progetto Ambientale che dovrebbe dare continuità a Kyoto, in scadenza tra un anno, è solo una formulazione intenzionale.
Nella sostanza l’ennesimo teatro mondiale “ecoimpegnato”, che è da sempre attivo su come dare un’anima ambientale ed alta moralità al business della Green Economy, protagonisti naturalmente i petrolieri che diversificano, è in effetti naufragato.
Perché? Uno dei motivi è che questi scienziati a mio parere, stiano perdendo colpi e sono in difficoltà a tenere il controllo del sistema globalizzato. Pensate che a quasi conclusione del Protocollo di Kyoto a cui non aderiscono i due Paesi maggiormente inquinatori: Stati Uniti e Cina, lo stesso non ha prodotto gli effetti desiderati, insomma tanta scena, tante chiacchiere con risultati effimeri e paradossali.
Il primo risultato contradditorio è che la Cina, primo inquinatore del globo, ha voracizzato economicamente il sistema dell’incentivazione e degli utili a compensazione con i certificati bianchi e verdi, finanziando a go-go tutto il campo delle rinnovabili, così ridicolizzando i fautori del piano che aspiravano al “business verde”, massimizzando in proprio utili impensabili.
Il secondo risultato negativo è che, prefigurando solo il recupero della qualità dell’aria con particolare propensione al solare, su questo sforzo sono state sottratte enormi superfici coltivabili, utili al recupero della fame nel Mondo, vero disagio ambientale.
Il terzo risultato negativo è la produzione speculativa che si è fatta dei titoli ambientali in Borsa Energetica, ossia dei certificati bianchi e verdi che avrebbero dovuto pulire “moralmente” le coscienze degli “inquinatori istituzionali”, ebbene è successo l’esatto contrario.
Il quarto risultato negativo è stata la proliferazione delle “ecomafie” nel mondo ambientale, ingrassate dal vuoto politico degli Stati Sovrani in crisi di autorità e dal bisogno dei Governi locali di fare cassa subito, utilizzando un sempre più crescente autonomismo locale.
Per tutte queste ragioni che ci sia stato un vero flop, seppure mascherato mediaticamente, non ne siamo dispiaciuti. Semmai ci piange il cuore solo a pensare a quante risorse economiche sono state vanificate per l’organizzazione dell’evento, che invece, potevano essere utilizzate per aiutare la Fame nel Mondo.
Siamo atterriti nel sapere che nel Programma attuativo era presente anche il disposto per creare un Fondo Verde per il clima per dare ossigeno ai Paesi più poveri!!! Sic. Fortunatamente si sono distratti e sono tornati tutti a casa, pericolo scampato, c’è solo un impegno a futura memoria.
Scusate, ma non vorrei più analizzare l’argomento in termini globali per la costruita evanescenza, ma valutarlo in termini nazionali.
Dire Ambiente vuol dire offrire a tutti indistintamente “BENE COMUNE”, non si può né difendere, né controllare se non siamo in grado di avere protagonisti validi nella scienza massima: la POLITICA, quale progettualità del “Bene nell’interesse Comune”.
Siamo in piena crisi direttamente proporzionale tra le due materie che rappresentano in excelsis il “bene comune”.
Questo Paese ha bisogno di un Piano Regolatore Ambientale Nazionale, a cui dovranno sottostare le singole Regioni. Come fare con la politica in “aspettativa”?
Con le prossime elezioni ci auguriamo che vada a rappresentaci una nuova classe politica, priva di qualsiasi rimasuglio di questa attuale Legislatura che, abdicando al suo compito, ha tradito la fiducia elettorale riposta, mettendo il Paese in mano alla cinica burocrazia. Diamo fiducia a loro, quale espressione della libera società civile svincolata dai “padroni” di partito.
Invitiamo i giovani a farsi avanti, non solo quelli in termini anagrafici, ma anche tutti coloro che sono stati costretti ad essere zavorra rappresentativa, infatti molti hanno ereticamente combattuto questo sfacelo etico pubblico, senza avere mai avuto “giustamente” spazi operativi, ma soffrendo l’isolamento solo per aver da sempre abbracciato la cultura dell’onestà.
Con l’insieme di queste sane risorse è possibile farcela, per noi sarebbe la rivoluzione caddiana “POLITICA-AMBIENTALE”, passiamo dalla casa delle virtuali libertà alla CASA DELLA SPERANZA.
Se si riuscisse a questo “recupero ambientale” si tornerebbe a respirare sano, nutrendosi con la giusta sobrietà ed equilibrio nel rispetto della socialità intesa quale serena convivenza tra la gente.
Questo è il primo obiettivo indispensabile a cui aspiriamo, condizione imprescindibile per rialimentare speranza nell’elettore nauseato e dare credibilità ad ogni sforzo per il recupero dei numerosi disagi ambientali, e non, prodotti principalmente dallo svilupparsi sregolato di tre macrocrimoeconomie:
- costruzione selvaggia;
- gestione dei rifiuti senza una disciplina nazionale;
- gestione dei servizi primari, autoritaristica e antisociale ( acqua in primis).
Queste tre “malattie virali” territoriali si sono sempre più radicate nei territori, alimentate dalla esasperata autonomia dei Governi locali, che a corto di finanziamenti centralizzati, hanno svenduto i territori agli interessi più biechi, pur di far cassa.
Il dissesto idrogeologico ne è la logica conseguenza, lo Stato nano e distratto ha lasciato fare, ne il Governo è statp in grado di produrre un Piano Programmatico Nazionale di Prevenzione Ambientale, si è enfatizzata solo la Protezione Civile quale organo salvifico di ogni emergenza, solo ai fini di coniugare costi esorbitanti ed affidamenti diretti e clientelari. Insomma per ogni evenienza si è scelta la forma commissariale e nominato un Commissario, a lui si sono dati ampi poteri, al di fuori di ogni regola.
Lo stesso lassismo ha prodotto l’anarchica forma della gestione rifiuti, causa dell’ulteriore scempio dei territori, fenomeno gestionale configurabile con i Paesi sottosviluppati.
Inoltre è da rilevare la grande corsa dell’ “economia distorta” al controllo dei servizi primari e dell’energia, nonché al suo azionariato, anche approfittando della confusione legislativa sulle metodologie che regolano i capitali misti “pubblici-privati”, infatti si adottano le protezioni legislative più convenienti a difesa, ora del pubblico, ora del privato, a seconda dei singoli interessi messi in campo. Esemplare esempio delle “finte-liberalizzazioni”.
Per non annoiarvi mi limito a queste riflessioni sull’ambiente, materia tanto vasta che permette di dire tutto senza dire nulla, per questo tanto in voga e supportata dai nostri politicanti in “aspettativa” praticata, ma solo attenti a che non si taglino i loro privilegi che, se li pensiamo rapportati ai grandi personaggi della Prima repubblica, si potevano pure trovare elementi di sostenibilità valutata alla società del “miracolo economico italiano”, ma oggi con i risultati conseguiti e con la fuga praticata dalle loro responsabilità è un autentico furto alla socialità sostenibile.
Siamo registratori oggi impotenti dei disagi quotidiani provocati dall’incuria ambientale dei centri urbani: omesso abbattimento delle barriere architettoniche e mancato controllo sul rispetto ove realizzate, proliferare di buche sulle pavimentazioni stradali a causa di alcuna politica che regolamenti ed ottimizzi il sottosuolo, che al collasso infrastrutturale provoca i cedimenti, infatti si continua a coprire a asfalto su asfalto senza intervenire sulla causa, mancata sicurezza personale per scarsa illuminazione stradale con abbandono all’incuria delle piste ciclabili esistenti, decoro urbano lasciato all’improvvisazione, gli alberi crollano su persone e cose a causa della recisione delle radici fatta nel corso di lavori stradali senza controllo e, non ultimo, il problema della gestione delle aree cimiteriali che contraddistinguono amaramente più il luogo dell’abbandono che non quello del ricordo, a quando un decoro votivo ? Che dire poi del blocco del traffico nei grandi centri regolato dai numeri delle macchine ? Inutile, desueto e vessatorio. Ci aspettiamo, in assenza di risultati, che le limitazioni in un prossimo futuro i Sindaci, immersi in un delirio ambientale, le facciano per colore. Un consiglio, la prossima auto possibilmente acquistatela ( o riverniciatela) ARANCIONE, potrebbe sfuggire agli “ingg. Ambientali”.
Fermiamo questo elenco di ambiente in crisi per lasciare a VOI il compito di completarlo con possibilmente idee e suggerimenti risolutivi.
Noi alla prossima rubrica descriveremo appunto idee ed iniziative per idealizzare un Piano Regolatore di Programmazione Ambientale, frutto del lavoro del nostro Dipartimento Ambiente, sono graditi suggerimenti.
Il vostro Presidente
caro Presidente complimenti davvero un bellissimo intervento. mi trovi daccordo
anna selvaggi
Caro Presidente ho ricevuto questa tua e-mail che nella sostanza condivido, ma (scusa la franchezza) a me sembra più un (giusto) sfogo che una e-mail progettuale sulla quale costruire una proposta equilibrata e utile a contribuire a risolvere tutti o anche solo alcuni dei moltissimi problemi che hai evidenziato.
Quale potrebbe essere, sul tema della sostenibilità (non solo ambientale), la tua, la nostra proposta ?
Da parte mia, come chiedi, un piccolo contributo lo posso dare:
diamoci anche su questo tema una linea da condividere e arricchire con il contributo di tutti gli associati, ma poniamo a questa attività e a questo lavoro una base solida e (consentimi) possibilmente super partes e scientifica.
Questa base potrebbe ad esempio essere il lavoro fatto dal Wuppertal Institute e riassunto nel libro di Wolfgang Sachs e Marco Morosini : "Futuro sostenibile", un testo che non parla solo di sostenibilità ambientale, ma anche di giustizia sociale, temi che credo siano, soprattutto il secondo, nel dna della nostra associazione.
Un cordiale saluto.
Angelo Granati.


















