Dalla finanza speculativa all’economia sociale
Siamo in un vicolo cieco o possiamo ancora sperare in un miracolo ?
In un’inversione di tendenza? Considerando che le regole del gioco non le imponiamo noi, ma le riceviamo e ne siamo soggetti passivi e succubi !?
Purtroppo questa è l’amara fotografia del nostro Belpaese dove si stà svolgendo in termini nichilistici una pagina triste e amara dello scenario politico italiano nel suo complesso. Tant’è che la politica abdicando al suo compito, in maniera “vigliacchesca”, ha autorizzato i “mandanti tecnici” a fare quello che altri ci obbligano e pensa di farlo fare senza pagare prezzo politico.
Ne riparleremo a breve, quando con le prossime elezioni l’opinione pubblica illusa e sbeffeggiata sarà chiamata a dare un giudizio libero da ogni vincolo ideologico!!!!
Abbiamo un nostro modello sociale, costruito con i sacrifici dei nostri padri, non dobbiamo cancellarlo sull’altare delle logiche di mercato e tantomeno adeguarci a modelli sociali di ispirazione teutonica e/o transalpina. Abbiamo un Sindacato nano che avrebbe dovuto attivarsi per stimolare una politica europea sui costi del lavoro, reclamandolo in quanto componente prioritaria in ogni bando di gara europeo. I tre nani si sono sempre accontentati delle rendite di posizione scaturite dal popolo dei pensionati, non accorgendosi che il Paese ormai deindustrializzato, aveva bisogno di nuove relazioni industriali, magari incentivando la raccolta azionaria dei dipendenti nelle società che venivano collocate in Borsa.
Abbiamo un esempio stimolante a riguardo rappresentato dalla Associazione Piccoli Azionisti dell’Acea, che adeguandosi ai tempi moderni da anni svolge un lavoro di stimolo, controllo e difesa, con il diritto dovere che prevede la legge Draghi, Ebbene è stata talmente mal digerita questa azione tanto che gli uffici dell’Associazione sono stati due volte chiusi “fascistoicamente” dai padroni che non sopportano “curiosi istituzionalizzati”.
Tornando ai nosri “maestri europei”, siamo sicuri che in Francia le liberalizzazioni sono state tutte fatte? A noi risulta che i “galletti pubblici” stanno facendo shopping in Italia con i loro colossi ancora nazionalizzati.
Siamo sicuri che in Germania nel debito nazionale sovrano sia computato, come in Italia, il forte disavanzo dell’alias “Cassa Depositi e Prestiti” ? Abbiamo i nostri dubbi !!! Ma che fanno i miracolati parlamentari europei? Sono noti solo per il loro silenzio, forse preoccupati solo di nascondersi per non essere additati quali contributo allo sfascio europeo e per non farsi fare i conti in tasca ed evitare di attualizzare all’opinione pubblica il caso della “casta europea” e la sua inutilità.
Ebbene quale idea abbiamo di questo nostro Paese, dobbiamo considerarlo una colonia al servizio del sistema dell’Europa dei potentati o dobbiamo ritagliarci un nostro Progetto Paese, protagonista di una politica aggressiva del Mediterraneo, che sia vitaminizzata industrialmente e, così, capace anche di andare contro i “ragionamenti ragionieristici” della lobby dei Banchieri Europei, insomma in grado di proporre un’altra Europa, orientata al rispetto delle diverse autonomie rappresentative, come d’altra parte recitava il primo Patto dei Padri Fondatori?
Dobbiamo creare una forza emotiva, basata sul volontariato, con radici forti socioculturali che si impegni a riportare in Italia quale parte maggioritaria del PIL il valore scaturito dal sistema “lavoro/prodotto”, cercando di declassare il sistema speculativo della finanza che oggi occupa più del 90%. Solo se siamo convinti che possiamo farcela, possiamo traguardare un futuro per noi e per i nostri figli. Potremo parlare di welfare, di liberalizzazioni e di protezione ai pensionati, che Monti reputa ricchi da 1.400,00 Euro in poi, d’altra parte lo capiamo lui è abituato con i suoi amici “sceicchi”, che nemmeno sanno chi, come e perché godono delle loro ricchezze in quanto………..“a loro insaputa”.
Se non si riesce a fare questa inversione di tendenza, non ci illudiamo, il nostro paese, il mondo sarà gestito da un piccolo club elitario che sposterà a suo piacimento interessi di mercato nei territori dove c’è la maggiore convenienza, senza alcun rispetto dell’individuo indifeso. Oggi contano le monete che hanno dietro di sé un istituto che può emettere moneta: l’Europa e l’Euro sono fuori, fino a che non ci sarà una BCE che avrà questo potere.
Abbiamo due grandi scenari dove impegnarci per una strategia a difesa e recupero di quanto detto: quello globalizzato, abbracciando la dottrina sociale della Chiesa con riferimento all’Enciclica di Benedetto XVI° “Caritas in Veritate” ricordando che “L’esaperazione dei diritti sfocia nella dimenticanza dei doveri”, per cui ci si impegni per un mondo cattolico liberale che veda una società a sviluppo sostenibile coniugando spiritualità e socialità garantita. Inoltre quello glocalizzato nazionale, cercando di contribuire ad una nuova classe politica che pensi meno ai propri diritti-privilegi e più al dovere di rispettare il mandato ricevuto dai propri elettori. Insomma dobbiamo
lottare per tornare alla “old economy”. Solo con un il ritorno ad un Paese effettivamente industrializzato nei fatti e non a parole, si potrà tornare a parlare di lavoro e solo su questa economia si potrà ritagliare il giusto riconoscimento al sociale. Se continuiamo su questa china non vedo scenari con rosee prospettive.
Abbiamo intenzione di aprire una serie di Convegni Nazionali sull’argomento per registrare de visu la voglia a lottare, nonché un reclutamento via web sull’impegno presentato.
Verifichiamo quanti “caddiani” sono disposti ad abbracciare questa sfida contro la finanza speculativa e giochiamoci la partita !!!!!!
COME FARE ECONOMIA SOCIALE DIBATTIAMOLO IN QUESTI CONTESTI.
Il vostro Presidente con VOI per VOI
Roma, 11,01,2012
Magistrale, semplicemente magistrale. Indicata la rotta. Addavenì il tempo in
cui il popolo del CAD moralizzerà il sistema dei turpi gnomi della finanza.
Certamente non potrà/vorrà farlo l'attuale classe dirigente e politica (!?) -
quando mai si è visto il cappone festeggiare il Natale?
Mario Guidetti
Egr. presidente,
partendo dal sincero apprezzamento per intento e contenuto della Tua mail (oltre che ovviamente per il progetto CAD), permettimi qualche considerazione sui presupposti impliciti su cui le poni o non le poni, di cui 3:
- La prima è la particolarità del momento storico che stiamo vivendo o, se così vogliamo, il passaggio filogenetico in itinere che, dopo 800 anni di “epoca di strumenti” ci sta avviando ad una “epoca di sistemi” permetterà difficilmente un dietrofront sociale di qualche tipo, al di là del senso o meno che avrebbe. In altre parole, a partire storicamente dagli anni ´80 del secolo scorso e sostanzialmente con l´avvento di intelligenza artificiale con i suoi linguaggi e del dominio della virtualità, noi, la società, le istituzioni, tutti, ci stiamo avviando a non vivere più da isole interagenti in maniera sostanzialmente distaccata da quanto ci circonda (che sia dall´attrezzo che usiamo che possiamo deporre, dal fegato che abbiamo e possiamo sostituire, dallo stato che costituiamo che viviamo da entità astratta o dall´economia cui partecipiamo non da uomini, ma da fattori economici) ma a renderci conto che assieme a quanto ci circonda costituiamo un sistema complesso e sempre reattivo, senza compartimenti stagni da poter chiudere o aprire. Il tema meriterebbe pagine di approfondimenti, ma per quanto interessa qui spero di essere riuscito a dare un minimo di idea.
- la seconda riguarda le istituzioni in se, che notoriamente pretendono per se stesse crescita e potere per costante supremazia e non per armonia, nonostante sia dato di fatto che, una volta raggiunta una certa dimensione creano più problemi di quanti ne risolvano. E questo che operino in materia di salute, educazione o economia. Compito della politica sarebbe l´armonizzazione, badare agli equilibri, ma in un mondo dove sulle poltrone politiche siedono emissari delle istituzioni stesse (o delle lobby) è difficile immaginare un equilibrio, tanto meno un lieto fine.
- La terza riguarda la finanza in se nonché la politica monetaria. Giustamente riconosci il gioco della lobby bancaria basata sulle dinamiche intrinseche del capitale autoremunerativo senza abbisognare di valore aggiunto, ma se Ti leggo bene proponi una “old economy” come una sorta di rivitalizzazione dell´”economia ombra”, ovvero di ridare più spazio a ciò che ha un valore senza avere un prezzo per tornare ad una proporzionalità tra le due più umano e sostenibile. Difficile però pensare che tagliando un rovo dalle stesse radici cresca un ciliegio, no? E sin quando la moneta, in barba alla sua natura di merce di scambio sarà gestibile incondizionatamente come merce tesaurizzabile producente reddito senza necessitare di valore aggiunto, il problema sussisterà e plus cá change, plus la rest la méme chose.
Spero di essere riuscito a condensare in poche righe qualche cenno di Tuo interesse o utilità, colgo l´occasione per esprimere i migliori Auguri per l´anno in cui magari avremo anche occasione di trovarci.
cordialmente
Thomas Perathoner
Geschäftsführer - Amministratore Delegato


















